Un nuovo studio avverte: "Senza BPA" non basta – durante il lavaggio molte bottiglie rilasciano centinaia di sostanze chimiche
La maggior parte di noi utilizza abitualmente bottiglie riutilizzabili. Sono pratiche e apparentemente ecologiche, soprattutto per lo sport, l'ufficio o i bambini. Molte sono addirittura "prive di BPA". Tuttavia, recenti ricerche dimostrano che ciò non è affatto sufficiente, soprattutto se le bottiglie vengono lavate regolarmente in lavastoviglie.
Uno studio dimostra che la lavastoviglie peggiora la situazione
Una recente ricerca condotta dalla McGill University (Canada) e dalla Tegengif Foundation (Paesi Bassi) ha analizzato 156 bottiglie di plastica riutilizzabili provenienti dall'Europa, la maggior parte delle quali progettate per i bambini.
👉 Il risultato scioccante:
Dopo solo 20 cicli di lavaggio in lavastoviglie, dalle bottiglie sono state rilasciate nella bevanda quantità molto maggiori di sostanze con effetti ormonali e potenzialmente dannose, tra cui:
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Diisobutilftalato (DiBP) – una sostanza classificata come tossica per la riproduzione e dannosa per il sistema endocrino,
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così come tributilcitrato, dibutilammina, N-laurildietanolamina e altre sostanze chimiche, alcune delle quali poco studiate.
Il calore, l'attrito e il detersivo facilitano il contatto delle sostanze con la bevanda, anche se l'acqua nella bottiglia è fredda.
Anche altri studi lanciano un monito urgente
Uno studio simile condotto dall'Università di Copenaghen ha rilevato la presenza di oltre 400 sostanze chimiche nelle comuni borracce sportive, dopo un solo giorno di permanenza con acqua.
Dopo il lavaggio in lavastoviglie sono state rilevate addirittura oltre 3500 sostanze, molte delle quali:
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attivo dal punto di vista ormonale,
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potenzialmente cancerogeno,
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o semplicemente del tutto inesplorato.
E questo nonostante l'etichetta «senza BPA».
➡️ I ricercatori avvertono espressamente: il BPA è solo un piccolo tassello del puzzle. Le sostanze molto più pericolose sono spesso i sostituti o quelle che si formano con l'invecchiamento o il calore.
Microplastiche nel cervello: un rischio crescente
Particolarmente allarmante: un nuovo studio dell'Università del New Mexico dimostra che le particelle di microplastica sono state rilevate persino nel cervello umano. In campioni prelevati da 52 persone decedute sono state trovate particelle in quantità pari al peso di un piccolo cucchiaio di plastica, spesso in polietilene, il materiale di cui sono fatte molte bottiglie.
➤ Secondo un'analisi, l'acqua contenuta nelle bottiglie di plastica contiene oltre 20 volte più microplastiche rispetto all'acqua del rubinetto.
Il problema: queste particelle sono microscopiche, possono penetrare nelle membrane cellulari e nella barriera emato-encefalica, con conseguenze neurologiche a lungo termine.
Particolarmente critico: i bambini e l'esposoma
I bambini sono particolarmente sensibili ai disturbi ormonali: il loro organismo è in fase di crescita e il sistema immunitario non è ancora completamente sviluppato.
I ricercatori scrivono:
Solo una minima parte delle centinaia di sostanze chimiche rilevate è stata identificata.
Ciò sottolinea l'enorme complessità e pericolosità di queste miscele di sostanze, soprattutto nella delicata fase dell'infanzia.
Questo cosiddetto "esposoma", ovvero l'insieme di tutte le sostanze chimiche ambientali con cui entriamo in contatto quotidianamente, diventa quindi un fattore determinante per la nostra salute a lungo termine, in particolare quando si utilizzano materiali a contatto con gli alimenti (FCM) come le borracce.
Il nostro consiglio: niente plastica nella lavastoviglie e meglio non metterla in bocca.
Ciò che si sprigiona dalle bottiglie di plastica non può essere rilevato né dall'odore né dal risciacquo. Molte sostanze chimiche sono invisibili, ma agiscono in profondità nel corpo.
Pertanto, il nostro consiglio è chiaro:
🚫 Non mettere bottiglie di plastica nella lavastoviglie.
🚫 Senza BPA non basta.
✅ Rinuncia alla plastica quando si tratta della tua salute.
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